venerdì 20 aprile 2007

L'alba della robot hera

Oggi sono vagamente sul nervoso andante ve lo dico…colpa di un pomeriggio buttato…no non tutto, una nota dolce c’è stata, ma dovevo studiare, dovevo dare due ore di ripetizioni, cosa che già non sopporto in un periodo in cui pomeriggi liberi, non esistono. Se poi per odiosi motivi ti ritrovi alle sei e mezza a scrivere sul blog, senza aver studiato e senza ripetizioni, concedetemi di innervosirmi un po’. Driiin. Suona il campanello...ma chi è a quest’ora? "Dovete cambiare la serratura?" "Ma vi aspetto da 3 mesi! Ora? Dico ora dovete venire?"
Torniamo a noi, alla Robot Hera, ci stiamo davvero trasformando in un branco di robot deambulanti? Non so, io non ci credo, non ci vorrei credere, ma forse quando film come Matrix o Terminator ci avvisavano di star attenti, non si riferivano a esseri metallici in carne e ossa…forse la paura dei robot era solo la paura di noi stessi…Cosa me lo fa pensare? Solo due eventi tra tanti…
* Alcuni di voi lo sanno, due settimane fa è stata operata mia madre, non vi ho avvisati qui, non era nulla di grave e ok, ma il trattamento che ha subito? Degno di un robot! Possibile stare in un ospedale per tre giorni, venire operati in anestesia totale, e non sapere neanche chi ti opera? Doveva essere il medico della visita, doveva poi essere il primario, alla fine? Uno sconosciuto, uno sconosciuto con le sue dita di plastica dentro di te. E venire una volta a trovarti in camera? Per sapere come stai, se ci sono problemi, complicazioni, un controllo…Niente. E dopo tre giorni, a casa, senza una parola, perché il letto deve esser libero per il prossimo robot, come in un’ immensa catena di montaggio. E quando sei a casa e non ti senti bene? Se hai bisogno di una parola, di un consulto, di una rassicurazione che vada al di là di quell’unico controllo prefissato? Sei pregato di fissare un appuntamento, pagare, aspettare; aspettare mentre tutti arrugginiscono intorno a te.
* E poi ci sono io, ieri, dovevo andare ad un appuntamento con una professoressa, per parlare dei corsi che terrò in Danimarca, se finalmente mi daranno la risposta definitiva. Entro nel suo ufficio, mi chiede: “Chi sei?”, ma come chi sono, le ho chiesto un appuntamento da una settimana, è stata lei a dirmi di venire, di venire a quell’ora, e non ha neppure un minimo di interesse per vedere chi si troverà di fronte? Non dico ricordarsi il mio nome, si perché io ho un nome, non un numero, ma almeno di avere un’ idea, un ricordo dei motivi per cui sono venuto, niente. Le ho parlato per un quarto d’ora dei miei problemi e lei? Non aveva neppure capito di cosa si trattava. Neppure si ricordava di avere un appuntamento…
Insomma ma dove stiamo finendo? Spero solo che lavoro, fama, prestigio e successo non mi facciano mai rinunciare ai rapporti personali, altrimenti rinuncio! Rinuncio ora, subito! Rinuncio a tutto! Vado a lubrificarmi un po’….

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