domenica 15 aprile 2007

City of angels

Qualcuno indovinerà a chi è dedicata questa recensione…Una descrizione difficile, perché stavolta non posso dire di amare molto il genere; soprattutto sopporto a stento le trame eccessivamente rassicuranti e ovattate, spesso mielose, dei film religiosi; troppo fantastici, ottimistici e lontani dalla realtà. Sbagliato! Questo film ha il pregio di non cadere mai in questo errore; è vero, ci sono gli angeli, ma non hanno ali, non sono luminosi, anzi sono neri, rigorosamente vestiti di nero; i loro sentimenti sono umani.
Può un angelo rinunciare alla propria immortalità per amore? Il film proverà a dare una risposta, portando a riflettere su un tema scottante della religiosità, un tema che sento particolarmente vicino, il libero arbitrio. Non è questo tuttavia il centro del film, il centro sono le sensazioni, e i sentimenti. Volete sapere se mi sono commosso? Vi lascerei delusi; certo, il film è impregnato di sentimenti forti, un' intensa tristezza, anche di dolore, ma non mi sono commosso; spesso mi commuovo, ma quando si parla d’amore tutto diventa più difficile, trovo che quelle scene siano troppo intime e personali per potermi immedesimare, per poterle assaporare di persona.
Nessun rimpianto! La grandezza e la tenerezza del film stanno ancora altrove. Nella magica descrizione di quelle sensazioni che un angelo non può provare; da questo ho da imparare! La capacità di descrivere con umili parole, l’infinità delle percezioni che provengono dai nostri cinque, solo cinque, sensi. Meraviglioso mistero.
Così diviene speciale e unico il sapore di una pera, ma più di tutto diviene speciale il calore, quella sensazione che solo due persone che si amano possono scambiare, quel calore che io stesso vorrei provare, vera e unica estasi dei sensi; perché i protagonisti del film sono proprio loro, i sensi.

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