giovedì 2 novembre 2006

Libero di scrivere

No! dovevo almeno provarci, così avrebbe voluto il mio Maestro,un ultimo insensato sforzo, per oppormi a quella amnesia che da lì a un attimo mi avrebbe travolto, riportandomi in quello stato di estasi irrazionale che non conosceva memoria. Poi lessi quelle frasi, scritte su quel diario al quale avevo dovuto dar vita, chissà poi perché, il Maestro ne avrebbe saputo di più. Il sonno sguainò la sua lama, assestò il colpo, una due tre volte, sempre più forte, ma ad ogni colpo una di quelle frasi senza senso trovava in me la forza di alzare uno scudo. E l'eterna lotta fra due eterni combattenti prese vita dentro di me, e ad ogni parata, pareva che io o lui dovessimo cedere, ma ogni volta qualcosa era diverso, qualcosa più chiaro, il mio eterno nemico si mostrava a me e io, lo conoscevo, sempre meglio, lo riconoscevo. Dal nulla nacque un'idea, l'idea si fece sospetto, il sospetto lasciò il posto alla verità: quel sonno invisibile era dentro di me, ero io, nella parte meno cosciente di me, ma sempre io. Io quella lama, il morbo, solo una guerra mentale quello scontro per la sopravvivenza, quella battaglia la vinsi, l'avversario sfinito e forse terrorizzato da quella rivelazione indietreggiò, e di nuovo ebbi un po' di pace. Perché il mio inconscio mi aveva tradito? Perché si ribellava a me? Perché pretendeva che smettessi di pensare, agire, perché esigeva che io cessassi di scrivere: così come tante altre volte era accaduto. Perché non voleva che io coltivassi me stesso, che seguissi il Maestro, che facessi quel che ritenevo giusto, che la mia ragione mi dicesse cosa lo era; forse un giorno l'avrei scoperto ma per ora c'era solo una cosa da fare, opporglisi con ogni forza, ad armi pari per la prima volta, conscio di ciò che accadeva, con la forza delle parole che mi avevano salvato, continuando a scrivere quelle pagine, il diario era salvo, almeno per ora. L'imperdonabile crimine di troppe volte sventato, e l'artista perditempo ora trovava il tempo per ciò che desiderava.

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