giovedì 7 giugno 2007

Processo a me stesso

Ore 14.45. Il secondo treno di oggi è in ritardo, il primo era stato soppresso, ore prima, da una qualche innominabile forza oscura.
Lo so, non ci crederete, in effetti fatico a crederci anche io, ma a volte capita persino a me, e SBAGLIO. Non sarebbe cambiato molto forse, e forse il tribunale della mia coscienza, persino da quel suo insindacabile e irremovibile rigore, da quella sua statuaria durezza, mi avrebbe riconosciuto qualche attenuante. Mentre io, avvocato difensore, mi sarei potuto lanciare in una immotivata apologia di me stesso, alla ricerca di un capro espiatorio innocentemente inesistente.
Eppure l'orologio segna le ore 15.03 e guardo la pioggia che commossa accarezza il metallico corpo e gli occhi vitrei di un insensibile treno.
Avanti il primo testimone... è decisamente l'ora di scendere dal piedistallo, io, la mia coscienza, e perché no, anche il capro, che tanto non esiste. Confesso! Ho sbagliato a pensarla in quel modo, mentre gli esami e i laboratori mi stringevano in una morsa, a pensare “Non è il tempo”, a pensare “Resistiamo e aspettiamo; che il momento della libertà ritorni”,“Rimandiamo a dopo, tutto!”.
Non bisogna mai rimandare, anche quando ti sembra di non poter respirare in una giornata, troppo piena, troppo asfissiante. Non bisogna mai rinunciare alla propria vita, quanto di più prezioso, al proprio tempo, alla propria creatività. Anche se potremo volare con la nostra mente che guida il nostro corpo, solo per pochi minuti, unici istanti di soddisfazione in una giornata piatta e noiosa. L'importante è lottare per quei minuti...ma rimandando, ho rinunciato.
Ore 15.12. Rumori, musica! Nascosti entrambi dall'insistente vociferare di quella gente sconosciuta, su quel treno.
TOC TOC
“Silenzio in aula!”
[...]
“Ma forse il corpo ha bisogno di quel riposo, di una pausa. Perché no di rimandare, la mente non deve far niente, per un po', solo dopo potrà riprendere!”
“Obiezione!”
[...]
Ore 15.16. Il treno rallenta, sta per arrivare. Eccola, la stazione e insieme, l'ora del verdetto.
[...]
La giuria dichiara l'imputato: “Colpevole”.
[...]
L'udienza è tolta.
TOC TOC

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