lunedì 5 marzo 2007

Edward Mani di Forbice

Ed eccomi ricomparire dopo diversi giorni di assenza, ma soprattutto dopo una stupenda colazione a base di succo d'ananas e biscotti, quegli abbracci da cui non mi separo mai, anche se qualche abbraccio più metaforico non avrebbe guastato stamattina, non guasta mai. Oggi vi parlo del film che ho visto, meglio, rivisto, questa notte, tardissimo! Sono emozionato, perchè questa pellicola mi sta a cuore profondamente, parleremo di Tim Burton, regista cui regalerei volentieri un mio oscar personale, parleremo di una delle sue prime opere, Edward Mani di Forbici.
Immagino che sarete in molti ad averlo visto, ne conoscerete la trama; una storia che è una favola narrata da una nonna alla nipotina, la storia di Edward, ragazzo taciturno ma sensibile e romantico, costruito da un geniale inventore e demiurgo, tristemente mancato prima di poter ultimare la sua creatura, prima di poter regalare delle mani umane alla sua frankensteiniana invenzione. Le mani di Edward sono affilatissime lame, le forbici con cui Edward comporrà magnifiche composizioni artistiche, potando siepi, creando fantasiose acconciature, sagomando sublimi statue di ghiaccio. Quello che fa Edward è regalare al mondo un po' di quella fantasia che il mondo ha perduto, introducendoci in uno scenario sublime appunto, tipicamente timburtiano, in cui il significato di “bello” viene capovolto.
Adoro questo senso estetico che sa unire tratti gotici, spaventosi spesso inquietanti, a un armonia segreta e meravigliosa, che stupisce e incanta, facendoti vivere una stupenda fiaba. Un romanticismo che il mondo non sa capire, come non sa capire l'occulto nascosto amore che lega Edward a Kim, unica sognatrice ragazza in grado di avvertire fino in fondo il dramma del protagonista. È l'incomprensione con questo mondo gonfiato di vane e vuote certezze che rilegherà Edward alla solitudine, alla lontananza persino dalla donna amata.
È questo il tema di fondo del film, una diversità che non sta tanto nelle lame di Edward che pur gli rendono la vita spesso impossibile, portandolo a ferire persino le persone alle quali vuole bene, una diversità che sta piuttosto nella natura gentile del ragazzo, una medievale cortesia che si inserisce in un ambiente gotico. Un'anima sognatrice che non può conciliarsi con un mondo che ha smesso di sognare, in questo senso la fantasia viene abbandonata, confinata nel suo castello sbrilluccicoso, ma non viene sconfitta; già, perchè nel finale, Edward consegna al mondo la neve, una neve che è ancora un regalo al mondo, il regalo della speranza.

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