Il portatore di piaghe, questo il significato del termine “Nosferatu”, in lingua slava; il film che ho visto ieri sera, ovvero quella mitica pellicola di Murnau che risale al 1922, pietra miliare non solo del filone cinematografico sui vampiri, ma dell’intero genere horror. Il sentimento che provo verso film come questi, quando ho il raro onore di poterli osservare è indescrivibile, una quasi religiosa riverenza, verso quelle scene che hanno dettato la storia del cinema.
Un senso di stima accresciuto da un’insolita scoperta; la trama, per buona parte del film fedele al libro di Stoker, ma reambientata a Brema, violò le leggi sul diritto d’autore; l’ancora viva vedova di Stoker fece causa al film, imponendone la cancellazione; fortuna vuole che una sola copia sopravvivesse, quella salvata personalmente da Murnau, virtù e fortuna diciamo. È quest’unica copia ad essere giunta fino a noi…( e pensare che io e il mio amico osservavamo proprio quanto la pellicola fosse rovinata).
Il film è ovviamente in bianco e nero, ovviamente muto, ritmato solo da una musica coinvolgente che segue, ma anche plasma, una tensione crescente, sebbene personalmente non possa parlare di paura, per un film così datato.
Dedico una piccola parentesi a Saw 3, che ho visto venerdi sera, semplicemente orripilante, un film senza genere, perché l’horror è un’altra cosa, qualcosa intrinsecamente legato a quella cinematicità di cui già vi ho parlato, uno stile che in quanto tale ha dei canoni, e non è solo un tentativo di stupire, schifare e suscitare ribrezzo, fine a sé stesso; forse potrei salvare il primo film della serie.
Sui canoni del genere horror mi piacerebbe molto scrivere qualcosa, certo sarebbe un articolo impegnativo, ma spero di riuscire a regalarvelo. Ora invece voglio parlarvi di uno degli aspetti più spettacolari del film, di alcune tecniche rivoluzionarie e geniali, che forse stonano in un mondo in cui troppo spesso horror ed effetti speciali coincidono, ma che trasmettono l’immortale fascino di un cinema neonato e pionieristico.
Murnau realizza la spettrale foresta che circonda il castello, proiettando porzioni dei negativi della pellicola, così che alberi bianchi, luccicanti e inquietanti, si staglino sull’oscurità del paesaggio. Trasmette poi l’impressione della frenetica, irreale carrozza che procede a balzi, tutto questo troncando intere sequenze di fotogrammi. Sovrappone le pellicole, così che Nosferatu svanisca nel nulla. Rimane per me il mistero su come possa la sagoma del vampiro sollevarsi rigida dalla sua bara.
giovedì 15 marzo 2007
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