domenica 13 maggio 2007

Una recita sul lago

Presente, passato e futuro si sovrapponevano armoniosi su quella passerella, mescolati da un’aria fresca, a volte pungente, sempre presente nei ricordi di quel luogo.
Non ieri sera; persino l’aria si era quietata a salutare il nostro arrivo, rendendo la serata perfetta, stimolante, godibile e romanticissima. Arrivati tardi, come sempre, non si può proprio dire che sia semplice trovare parcheggio a Como, ma la fatica viene sempre premiata. L’unico prezzo da pagare è una prolungata camminata, ma quando ci si vede circondati da ville monumentali, giardini disseminati di aiuole curatissime, accanto a maestosi alberi centenari, la camminata si fa passeggiata, piacevolissima e suggestiva. Una sfilata di insegne colorate ci accompagna nel nostro percorso, invitandoci a provare le dolci meraviglie delle vetrine; chi non riesce a resistere a una granita, chi a un frappè, o a quelle bizzarre costosissime coppe di gelato, estasi di fresco piacere.
Ad un tratto, eccolo spuntare, il lago. E finalmente quella passerella cerimoniale: la percorriamo con passi ritmati, emozionati, quasi solenni nel voler celebrare qualcosa che non ci è dato sapere. Ospiti di una festa segreta che abbiamo saputo rendere nostra, pur conservando la dovuta riverenza verso tanto splendore. Alle nostre spalle, le luci di una città ancora vivace nonostante l’ora tarda, illuminata di una luce calda e struggente; ma di fronte a noi, come descriverlo?
Mi sentivo un attore, minuscolo puntino al centro di quell’immenso anfiteatro di monti fiammeggianti, come se un pubblico di miliardi di persone in quell’istante potesse vedermi da lontano, scorgendo a stento il mio corpo, ma fissando ogni emozione del mio cuore, ogni espressione, ogni impercettibile pensiero. Un pubblico di misteriosi personaggi che forse non conoscerò mai, se non per la mia commozione, nel vedere loro stessi commossi, mentre pensavano solo a me e a me soltanto. Perché quei monti piangevano lacrime di fuoco in quel baleno, lacrime di luce indirizzate a me e a me soltanto, e quelle fiamme scorrevano giù senza posa, agitate dalla scalpitante superficie di quel lago che faceva dei riflessi il suo gioco notturno.
Cosa avranno visto dentro di me quegli attenti osservatori? Sconosciuti, eppure commossi. A chi pensavo in quel momento di magia?

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